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martedì, ottobre 30, 2007

(im)PuDc

Alla faccia! il nuovo PD alla conquista del voto dei centristi: uolter chiama, luca risponde.
(no, non so nulla sulla consecutio dal punto di vista temporale, però la coincidenza è un pochino curiosa)

lunedì, ottobre 15, 2007

tempismo

Ieri sera, nell'ultima ora utile, tra le 19 e le 20 (prima, come in ogni weekend, avevo da fare il ragazzo padre), mentre tergiversavo per decidere se andarci o meno (e in caso affermativo se votare scheda bianca o rosi), confortato dallo scambio di sms, email e telefonate con le persone con cui avevo condiviso una ventina di anni di passioni e discussioni, ho vaticinato l'insuccesso delle primarie e la svolta a sinistra di falangi di quarantenni progressisti, democratici, laici, delusi.
A mia discolpa c'è il fatto che mentre rimuginavo, avevo attaccato le prime 5 bustine.*


*La Doni, rincasando e trovando un over 40 curvo sul tavolo, si è subito informata sul numero di un buon divorzista.

giovedì, ottobre 04, 2007

voglio un governo rosa shocking!

Nonostante le sdegnate critiche (ma chiamiamolo anche col nome che si merita: pubblico ludibrio) la campagna acquisti di uolter prsoegue indefessa, e questo blog è in grado di anticiparvi la task force in gonnella, chissà se prodroma a una squadra di governo, che l'ubercandidato ha in mente.
Oltre a Veronica, vicepremier in pectore con buona pace di Franceschini (che non si è sposato neppure un Bondi o un cicchitto qualsiasi), ecco a chi saranno affidati alcune dei compiti nevralgici nella nuova stagione

Valeria Marini: Telecomunicazioni
Afef Jinifen: Infrastrutture (con delega ai servizi segreti)
Natalia Estrada: aiuti alla famiglia
Nina Moric: Giustizia
Anna Falchi: Economia e Finanze
Edwige Fenech: Trasporti
Naike Rivelli: Tesoro

perchè dietro a un grande uomo, c'è sempre una gran donna

in esclusiva, ecco i prossimi obbiettivi della campagna reclutamento del PD:

Afef Jinifen
Nina Moric
Anna Falchi

Donne che hanno sempre badato al sodo, una garanzia per il governo del paese.

W Rosi Bindi.

giovedì, settembre 27, 2007

ho quasi deciso

Non voterò partito democratico. Non ce la faccio. Allo stato attuale, quello che si legge sui giornali fa presagire il peggio. Almeno nel pcpdsds le risse e le coltellate per le candidature e la formazione delle liste, così come le beghe di potere, rimanevano un po' più silenziose e un po' meno visibili.

lunedì, settembre 17, 2007

Ve la do io, l'italia!

Belìn, ragazzi, pensate un po', questo qui! Ha detto che a chi fa il bravo gli dà il bollino!
E chi si crede di essere? Un controllo qualità della chiquita? L'uomo del Monte? Una suora dell'asilo mariuccia? Roba da matti!
E se fanno i cattivi che fa? Li mette dietro la lavagna?
E se qualcuno gli sembra stanco o demotivato, gli fa mettere la testa sul banco?
Belìn, questi sono pazzi.

(ecco, trent'anni fa il suo commento sarebbe stato suppergiù così)

giovedì, luglio 26, 2007

il mito degli impact factor e la valutazione

Da un lato è evidente la necessità di valutare la produttività scientifica di un accademico, e di trovare un modo oggettivo per farlo. Tutti noi che facciamo ricerca, pensiamo subito all'impact factor, che è il modo più "comodo" e "veloce" per dare una misura dell'importanza della rivista sulla quale pubblichiamo. Infatti, quando riusciamo a pubblicare con un alto IF, ce ne bulliamo subito.

D'altro canto, pensare di valutare gli stipendi di un docente o le dotazioni di un dipartimento sulla sola base degli Impact Factor è sbagliato.

I limiti dell'uso dell'impact factor, da un punto di vista prettamente tecnico, sono piuttosto noti. Per fare un esempio: se pubblico una review (chedi norma finsice su giornali di review, ad alto IF, e che di norma assicura un ragguardevole numero di citazioni) magari sono uno che legge tonnellate di letteratura scientifica, ma non è detto che faccia ricerca decentemente.
Per farne un altro: nel mio dipartimento, le tematiche di cui mi occupo mi permettono (se le ricerche funzionano) di pubblicare su riviste con IF piuttosto elevati, mentre i colleghi (stesso dipartimento!) che si occupano di radiochimica e chimica nucleare sono pressochè obbligati a pubblicare su riviste a IF molto più basso. Perchè la chimica nucleare e la radiochimica non se le fila più nessuno? Non lo so, ma questo è il dato di fatto. Non parliamo poi delle differenze tra aree diverse (peraltro già più facilmente correggibili con opportuni fattori).

Io però in realtà volevo aggiungere qualche altra considerazione, meno tecnica e più maliziosa.

Il mondo delle pubblicazioni scientifiche infatti non è un circolo di gentlemen: in certi casi può somigliare di più al mercato delle vacche.

Aggiungere un nome di un collega o di un sottoposto per "fare curriculum" è piuttosto semplice, e di conseguenza sfruttabile, se si è nella posizione di poterlo fare.
Pubblicare su riviste ad elevato impact factor può essere più facile per un gruppo di ricerca storicamente affermato e potente che non per un ricercatore che da solo o con pochi mezzi (anche di capitale umano) tenti nuove strade. L'autorevolezza del vecchio caposcuola che sottopone un articolo può avere un suo peso, magari marginale ma non tracurabile in caso di lavori diciamo così "borderline".
Esiste il (mal)vezzo dell'autocitazione, che quando uno ha superato un certo limite di pubblicazioni diventa un modo di drogare la propria valutazione in modo sensibile: quando scrivo un articolo, ci cito dentro tutti i miei articoli precedenti, ed ecco che il numero delle citazioni che mi riguardano sale vertiginosamente.
Poi c'è il fattore C.
Farò un esempio/scenario verosimile, basato su un mashup di situazioni che conosco bene.
Tra 2003 e 2004 ho raccolto i frutti di un ottimo periodo di ricerca, con una serie di pubblicazioni su riviste a indice d'impatto stratosferico (6-8). Il fattore C ha avuto il suo peso. Una valutazione di quell'anno accademico mi avrebbe visto lo stipendio aumentare? Bene.
Nel biennio successivo, chissà, magari ho lavorato un pò meno perchè sono diventato padre, oppure ho iniziato linee di ricerca nuove, o ho provato a strappare il cordone ombelicare con il vecchio mentore. O semplicemente ho avuto un po' di sfiga (mancanza di fattore C): un laureando inconcludente, la mancanza di soldi (magari perchè il ministero ha dato meno fondi), il tempo che sparisce perchè mi affidano un corso da 9 crediti a sorpresa e non posso rifiutarmi di farlo per il bene del dipartimento etcetc.
Risultato: qualche buon articolo, come autore di riferimento, ma niente a che vedere (IF tra 2 e 4) con quelle di due tre anni fa. Cosa mi dovrei aspettare, lo stipendio che si abbassa "sotto quello di un docente di scuola superiore"? E perchè?
Certo, sul lungo periodo un bravo ricercatore verrà (o tornerà) a galla, ma sul breve (e breve può vuoler dire anche qualche anno) il fattore C, unito a quanto detto sopra può avere effetti nefasti.

Insomma, quello che temo è che affidare l'incremento stipendiale a una misura che si basi unicamente sull'impact factor o su parametri ritenuti meccanicamente oggettivi ad esso legati (e quindi molto rigidi) rischierebbe di penalizzare non tanto i baroni (che avendo a disposizione tante risorse riusciranno comunque ad avere un certo numero di pubblicazioni decenti assicurate), quanto i ricercatori più giovani e/o meno legati a gruppi di ricerca affermati, o chi si occupa di topics poco trendy.

E allora? Niente valutazioni di questo tipo?
Certo che no. Chiunque bazzichi il mondo della ricerca sa che ci sono tanti altri "meriti" di cui tenere conto contestualmente a IF e citazioni. Capacità di fare da mentore (coordinare tesi di laurea e dottorato, per esempio), che esce dal contesto puramente didattico e si situa più vicino a quello della ricerca. Capacità di collaborare con istituzioni ester(n)e. Capacità di farsi finanziare progetti di ricerca. Partecipare a congressi internazionali per presentare i propri risultati. Essere invitati (e essere disponibili, e essere capaci) a tenere conferenze internazionali. Solo per citare le prime che mi vengono in mente.

lunedì, luglio 23, 2007

ecce bombo 2.0

D'accordo, i 40 li ho passati, però da poco. Quindi non può essere questo. D'altronde, a prescindere dal piccolo problema di età anagrafica, dovrei essere nel target della faccenda.

Leggo un mucchio di libri, giornali, blog, ho un dottorato, sono di sinistra, non massimalista, mediamente insoddisfatto delle azioni del governi di centrosinistra viste in questi lustri. Lavoro in università, non mi sono mai sottratto, nel mio piccolo, alla azione "politica" e ai meccanismi di rappresentanza. Mi sono candidato, mi sono iscritto, ho partecipato, in qualche caso ho rotto le palle. Insomma, credo nell'impegno politico. E ualter non mi sta nemmeno antipatico, anzi.

E allora perchè imille non convincono, non del tutto, almeno?


Magari conta il fatto che la parte più imbarazzante delle proposte per salvare la nazione siano quelle sulla riforma dell'università, per quanto sono approssimative e tranchant. Magari il problema è mio, che quando leggo proposte che in 8 (8!) punti piuttosto generici pensano di sistemare una delle realtà più complesse del creato mi vien da metter mano alla pistola.
(sulla faccenda degli impact factor ci vorrebbe un post apposito, ora magari ci penso, comunque spulciando nei commenti al post succitato si trova qualcosa di sensato)

O forse è quella nuance, appena accennata, di elitario che si avverte?

O forse il fatto che si dice in giro che già perdono qualche pezzo, ma loro dicono che non è vero e che ciò li renderà più forti, già si dice che litigano, ma loro dicono che non è vero e che sono i giornali, e a uno gli gira la testa dai dejavu (però ci si convince che davvero devono essere di sinistra, allora!).

C'è questa vaga sensazione di velleitarismo? Ma ben venga, perdiana. Senza un po' di velleitarismo, cose del genere non si iniziano nemmeno.
Alla fine, stamane ho capito: nel consuntivo del primo mese di attività si parla, oltre che della gestione di un blog e di un indirizzo email, di un happy hour e una scampagnata. A Parigi. Nella quale erano in dieci. Di cui due spagnoli. All'ape invece hanno litigato perchè han sbagliato a mandarsi le email. Ci fosse ancora il Moretti di una volta (e non l'ispiratore di girotondi e autoconvocati, di cui i mille paiono epigoni, un po' più hype), partirebbero gli schiaffoni, magari all'urlo "LA RIVOLUZIONE NON E' UN PICNIC!".


(comunque, prima che lo dica qualcuno, lo ricordo io: a me piace d'alema, quindi questo post è del tutto gratuito. e poi benvenga tutto quanto segnato dalla onesta buona volontà, eccech...)

venerdì, luglio 20, 2007

il grande twittatore

Il buon vecchio miic mi ruba il tempo e fa il post che avrei voluto fare io sul twitter di ùalter. Compreso lo sconcerto per l'immagine dello sfondo. Farei solo una precisazione: anche chi ha una discreta cultura cinefila rimane basito (e se crede a un sottotesto ironico in prima battuta propende per un fake).
Se poi uno dovesse proprio criticare qualcos'altro, fa sorridere che dopo quasi un mese di twitter, nella sua lista dei seguiti (8) ci siano Edwards, Obama e la Merkel, (i quali, a prima vista dicono poco di interessante). Della serie, "mi faccio la cumpa di statisti", invece di drizzare le antenne su cosa gira davvero in giro. Però chissà, magari potrebbe prendere in prestito questa idea di Edwards.
In ogni caso ùalter qualcosa di veramente grave lo ha fatto: si è dimenticato di aggiungere il suo vicino di casa!

mercoledì, maggio 09, 2007

Aiuto! Sono di sinistra ma sto diventando stupido.

Due tra i blog che leggo con più assiduità hanno rilanciato nei giorni scorsi la dolente missiva del lettore di repubblica che si scopre suo malgrado (?) razzista, affrontando due annosi temi: la cultura della legalità è di destra o di sinistra? e come si fanno rispettare le leggi? Con la repressione (metodo di destra) o con la tolleranza (metodo di sinistra)?
Nei post (e nei commenti) manca però un punto. I due sono in buona compagnia, in quanto il suddetto punto è mancato anche da Veltroni nella sua risposta.

Il razzismo e la legalità non c'entrano nulla. Primo, perchè chiunque abbia fatto qualche "buona lettura" come sostiene l'addolorato lettore di Repubblica sa che non esistono differenze di "senso etico" che abbiano basi biologiche, e quindi il razzismo è una teoria intrinsecamente stupida. Il razzismo è il modo che abbiamo di scaricare la paura (di essere di mostri, ladri, stupratori, disonesti) sugli altri, possibilmente diversi da noi, possibilmente più disgraziati di noi.
Ora, può anche darsi che certi crimini siano apparentemente più presenti all'interno di comunità straniere disagiate, ma probabilmente basterebbe guardare le statistiche usando indicatori non basati sulla provenienza geografica, ma sul reddito, sulla scolarità, sull'accesso a servizi essenziali di assistenza, sulle opportunità culturali e cose simili. Sono certo che non osserveremmo differenze tra delitti di varia natura compiuti disgraziati italiani e di diverse etnie. Che poi infatti uno la mattina apre il giornale e trova questo.
Poi il discorso della legalità è sacrosanto, e per inciso son d'accordo col Vanz. E
poi dire che uno che vuole la legalità sia razzista è stupido due volte: una per quanto detto fino ad ora, l'altra è che se esiste di un popolo amorale e sempre pronto a fottere la legge, questo è il nostro.